IL VULCANO BROMO

L’alba sul vulcano: il mio racconto

alba sul vulcano bromo
La vista dei vulcani Bromo, Kursi, Batok e Semeru all’alba dal monte Penanjakan

Dopo 10 ore di viaggio in un minibus, il cui autista si guardava bene dal rispettare le benché minime regole della strada, siamo arrivati sani e salvi a Probolinggo. Il giorno prima avevamo preso un biglietto forfettario sulla strada principale della città di Yogyakarta che includeva un viaggio fino al monte Bromo.

Una volta arrivati a destinazione, siamo scesi nel parcheggio di quello che aveva la pretesa di essere un piccolo ufficio turistico e che non era altro che una spartana stanza disadorna con un tavolo e una sedia di legno usurati. Così, in piedi appoggiati alla parete di questo stanzino spoglio, abbiamo aspettato, insieme a un gruppo di viaggiatori come noi, che arrivasse a prelevarci un furgoncino per portarci in un villaggio alle falde del parco nazionale, dove avremmo pernottato.

Sul bordo della caldera, a 2.217 metri sul livello del mare si trova il piccolo villaggio di Cemoro Lawang, punto di partenza per raggiungere il Parco Nazionale di Bromo-Tengger-Semeru. La regione in cui risiede il parco nazionale è legata alla leggenda della principessa Roro Anteng e di suo marito Joko Seger, il suo nome Tengger nasce infatti dalla combinazione dei loro nomi (Anteng e Seger). 

La salita al villaggio è stata rilassante, il furgoncino era completamente aperto e l’aria che entrava dal tettuccio e dai finestrini diventava sempre più leggera e fresca man mano che si arrivava in cima ed io mi riprendevo così dal caldo soffocante patito senza tregua fin dal mio arrivo in Indonesia.

La strada a tornanti era costeggiata da numerose piantagioni di alberi di banano che nella notte proiettavano la loro ombra dalla forma di grosse mani sul selciato. Il centro dell’isola di Java infatti è uno dei principali produttori di banane ed oltre ad acquistarle fresche dai venditori di strada, in quest’area potete assaggiarle anche fritte spolverate di cannella e cioccalato oppure grigliate e condite con uno strato di caramello fresco, uno dei piatti più popolari tra gli escursionisti affamati. E’ buffo comunque pensare come per noi occidentali la vista di queste piantagioni rimandi subito alla classica e solare immagine dei tropici mentre per la tradizione indonesiana sia una visione tetra e sinistra. In Indonesia infatti le piante di banano sono la dimora di uno spirito noto in tutta l’Asia come Kuntilanak o Pontianak, la donna vampiro dai lunghi capelli neri. Questa digressione per dirvi che, se prima di scalare il vulcano Bromo, avvertite un delicato odore di frangipani o gelsomino, sappiate che potrebbe esserci un piccolo demone nei dintorni….

alba sul vulcano bromo
A Java Est troverete molti baracchini che vendono banane di tutti i tipi

Mentre ascoltavo dal mio compagno di viaggio indonesiano questi racconti locali del terrore, non mi rendevo conto di avere ormai raggiunto il villaggio di Cemoro Lawang dove la brezza primaverile si era intanto trasformata in gelo vero e proprio. Non essendo pronti a un freddo così intenso abbiamo affittato dai locali una giacca imbottita e acquistato dei cappellini in maglia con una grande e inequivocabile scritta ricamata nel bel mezzo: ”Gunung Bromo”! Oggetto che conservo gelosamente tuttora e che ha dato alle successive foto quel simpatico tocco turistico in più, definendo in maniera inconfondibile la posizione del luogo.

Mentre provavo le giacche, il mio compagno contrattava, con alcuni locali, l’affitto di una casa privata per passare la nottata prima della salita al vulcano. La casa al suo interno si è rivelata molto carina e spaziosa, pulita, dotata di cucina, camere da letto e con un’adeguata riserva di coperte. Una buona soluzione per chi fosse in gruppo o in famiglia e decidesse di passare diversi giorni nella zona, cosa che non è stata per noi perché le ore per usufruire di questa sistemazione si sono rivelate davvero poche.

 Per entrare nel parco e salire sul vulcano si può scegliere fra il tragitto a piedi o in jeep. Noi abbiamo scelto la jeep.
Il pick up è stato fissato per le 3.00 di notte così da raggiungere il Sunrise Point per tempo e ammirare il panorama durante la nascita del sole che, con i suoi raggi, svela pian piano la bellezza dei monti raggruppati all’interno della caldera di Tengger.

Quella notte è passata davvero in fretta e al momento in cui l’autista è passato a bussare alla nostra porta eravamo ancora in preda ai fumi del sonno profondo. Il percorso in jeep è durato circa 20 minuti mentre, lungo la strada, gruppi di viaggiatori armati di torcia procedevano a piedi in file silenziose.

 Il punto panoramico che abbiamo scelto per vedere l’alba è stato il Sunrise Point 1 sul monte Penanjakan, il più turistico ma anche quello che offre una vista migliore. Altri punti a livelli inferiori sono il Seruni Point e il Seruni Point II oppure, raggiungibili dal villaggio di Wonokitri, il Kingkong Hill Point e il Love Hill Point (Bukit Cinta).

Raggiunta una certa altezza, la jeep si è fermata e ha parcheggiato ai bordi di un tornante roccioso. Da lì abbiamo proseguito a piedi per pochi metri. Una piacevole passeggiata in salita. La stradina era punteggiata qua e là da venditori di pannocchie arrosto, le cui braci rosse illuminavano la notte e segnavano il cammino ai viaggiatori.

alba sul vulcano bromo
Jagung bakar, le pannocchie alla brace cotte ai piedi del vulcano

Allo stesso modo, i piccoli baracchini improvvisati sfornavano dai microonde diverse ‘prelibatezze’ indonesiane, come i Pop Mie, i famosi instant-noodle!

Ancora ricordo quanto piacevole sia stato stringere fra le mani intorpidite quel barattolo di polistirolo riscaldato, con i suoi spaghettini rinvenuti in un brodo granulare all’aroma di pollo. Sul serio, per l’entusiasmo e la fame, non avrei potuto chiedere di meglio!

Proprio mentre aspettavo i miei noodle, brancolando nel buio, ho messo un piede in fallo e sono scivolata rotolando sul terreno buio e disconnesso, ritrovandomi stesa di faccia nel pietrisco vulcanico, fra le urla generali della cuoca del microonde e degli astanti “jatoooh” (cadeee)!! Un piccolo incidente di percorso che ha reso ancora più lieta l’attesa del nuovo giorno.

Una pausa con le prelibatezze del luogo
Una pausa con le prelibatezze del luogo

E l’alba è arrivata. Il buio della notte si è dipanato sciogliendosi nel chiarore mattutino e creando un chiaroscuro violaceo, profondo e frastagliato, nelle coste della montagna. La luce ha pian piano svelato la gigantesca bocca fumante del vulcano Bromo. Un vulcano primitivo, grezzo così come doveva essere la crosta terrestre all’origine della terra.

Quando il sole è sorto del tutto, l’atmosfera intorno era di pace, i bambini assonnati avvolti nelle grandi sciarpe, gli occhi brillanti di molti turisti ancora assorti in contemplazione di qualche punto lontano al di là dell’orizzonte, il sommesso chiacchiericcio di chi si apprestava a fare una colazione veloce con un caffè bollente.

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Il vulcano Bromo all’alba, fotografato dal Sunrise Point 1
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Il colore dell’alba sulle colline circostanti
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Il cratere visto dal punto panoramico
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Noi con l’equipaggiamento affittato dai locali!

A questo punto, io iniziavo ad avvertire un po’ di intorpidimento. Ma bisognava riprendersi subito. La seconda tappa ovvero la visita al cosiddetto Mare di Sabbia ci stava aspettando.

Il mare di sabbia è una zona desertica che si è formata all’interno della caldera di un antico vulcano (il Tengger) da cui sono emersi i quattro nuovi coni vulcanici: il Bromo, Il Batok, il Kursi e quello più alto e lontano il Semeru.

Dopo la vista dell’alba sul vulcano siamo quindi tornati alla nostra jeep, grazie a dei ragazzi che ci hanno intercettato mentre scendevamo i tornanti e ci hanno permesso di riconoscerla fra le tante simili parcheggiate sulle curve. Dopo una breve corsa siamo scesi, insieme agli altri compagni di viaggio, nella spianata rovente e polverosa che ospita i coni vulcanici. L’aspetto di questo posto si è rivelato sorprendentemente lontano da tutto ciò che avevo già visto dell’Indonesia. Mi ha riportatto alla mente un’immagine del Sud America, più precisamente del Perù! I locali dalla pelle scura e indurita dal sole, avvolti nei loro tessuti di lana a motivi geometrici, portavano in giro per l’altopiano desertico dei cavallini dal pelo lucido. 

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Le jeep sul percorso sterrato
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Il mare di sabbia, punto di partenza per la scalata al vulcano
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La schiera di cavallini in attesa
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I locali indossano teli di lana variopinta sui giubbotti

I cavallini sono affittati ai turisti per raggiungere la ripida scalinata di 253 gradini ricavata nella costa del vulcano Bromo. Gradino dopo gradino, la scalinata vi porterà fino alla bocca del cratere. 

La camminata è stata lunga, la temperatura bassa e il sole picchiava forte con la sua luce intensa. Inutile dirvi che la salita potrebbe rivelarsi un pò faticosa, specialmente se arrivate dopo 10 ore di pulmino e non avete dormito molto la notte prima per godervi l’alba. 
Ma la vista del cratere è da non perdere, con la sua spessa fumata bianca che si dissolve in nuvole di vapore verso l’alto e il sordo brontolio che sale dalle viscere della terra. Intorno al cratere ci sono blande barriere di sicurezza e a volte il vento solleva parecchia polvere, equipaggiatevi con una sciarpa per coprire naso e bocca.

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Un costone del cratere – ©Courtney Balaz-Munn
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La bocca fumante del cratere – ©Courtney Balaz-Munn

Una volta scesi dall’imponente e affascinante cratere, il cui buio interno sembra mettere in contatto con le viscere della terra, siamo tornati nel Mare di Sabbia, fermandoci presso un tempio che sembrava troneggiare nel mezzo del nulla ma che portava con sè le fondamenta della sacralità di quel luogo mistico. Il Pura Luhur Poten.

 Il Pura Luhur Poten, è un tempio induista, costruito con le pietre nere ricavate dalla lava dei vulcani circostanti. Questo tempio ospita la cerimonia annuale del Yadnya Kasada, in cui la popolazione locale si reca alla bocca del vulcano per fare delle offerte di riso, frutta, verdura, fiori, cibo e altri prodotti locali ed è  anche il luogo dove i credenti arrivano da tutta la regione per radunarsi sotto la guida del “dukun“, lo sciamano locale.

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Il Pura Luhur Poten

Una volta finita l’esplorazione del tempio e del Bromo National Park, siamo tornati in jeep nella nostra casa di passaggio alle pendici del vulcano, stanchi e affamati. Mentre preparavo le valigie, il mio compagno di viaggio Rizky è uscito per acquistare del cibo in strada ed è tornato con dei cartocci caldi di ayam bakar, ovvero pollo alla brace. Abbiamo aperto l’involucro ripiegato con cura e  mangiato avidamente con le mani i pezzi lucidi e croccanti dal tenue sapore di affumicato. Questo è stato l’ultimo ricordo della nostra avventura alle falde del villaggio di Cemoro Lawang e del suo vulcano, da lì a un’ora saremmo partiti per Bali ed il minibus stava già aspettando.

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